11 SETTEMBRE, AMARO RICORDO. ATTENZIONE A NON CONFODERE I TALEBANI CON I TERRORISTI

 
 Il corsivo
 Sono le tre meno un quarto circa di un pomeriggio rovente, afoso e noioso di martedì 11 settembre 2001. Senza accorgermene, quasi, accendo la tv: vedo un nuvolone di polvere che acceca le persone che corrono al riparo. Guardo lo scenario senza rendermene conto in un momento forse che il giornalista commentatore non commenta. E quindi penso: questo è il solito film americano. Ma quando il giornalista inizia a commentare capisco che sto vivendo il momento più drammatico dell' inizio di una storia che sta per cambiare il mondo, peraltro complessa, destinata a non finire mai. Il primo e tragico capitolo si è aperto prima che accendessi la tv. Un aereo è andata a schiantarsi contro una delle torri cosiddette "gemelle" di New York, ma l' epilogo comprende ben quattro aerei di linea di compagnie statunitensi dirottati per attacco suicida di 19 terroristi appartenenti ad Al Qaeda. I primi due aeri schiantati rispettivamente contro le torri del World Trade Center, nel quartiere della Lower Manhattan di New York. Un terzo aereo va a schiantarsi contro il Pentagono, sede del Dipartimento della Difesa nella contea di Arlington in Virginia. L'attacco provoca il crollo della facciata ovest dell'edificio. Un quarto aereo fatto dirigere verso Washington, precipita in un campo agricolo nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania, a seguito di una eroica reazione dei passeggeri contro i terroristi dirottatori. Un attacco studiato nei minimi dettagli, con orologio alla mano, in stile militare, che nel giro di 1 ora e 42 minuti mette il mondo in ginocchio, umiliando la prima potenza mondiale. Ecco dunque il "pacchetto" del triste evento: 2977 persone morte e più di 6000 feriti. Da allora sono trascorsi 20 anni in compagnia di un amaro ricordo. Oggi siamo ad omaggiare la memoria delle persone morte negli attentati terroristici più efferati della storia contemporanea. Di tutto ciò rimane un mondo intero colpito al cuore inaspettatamente: 11 settembre, quando per la prima volta nella storia il popolo americano si è abbattuto sul suolo “inviolato”. Da allora è cresciuta la psicosi da Al-Qaeda. Le azioni del terrorismo negli ultimi decenni hanno diffuso il fenomeno generando nella nostra psiche l'ansia profonda, specialmente ora che siamo a poco di un mese che gli americani e la Nato hanno lasciato l'Afghanistan dando agio ai talebani di ritornare a governare. Ed è qui che casca l' asino che tende a confondere l' opinione pubblica per iniziativa di una certa stampa, specialmente francese, analoga a quella vecchia e sclerotica stampa italiana, priva di ogni orientamento deontologico, che fa dell' erba un solo fascio. E' importante invece ragionare da italiani i cui soldati, in ogni teatro di guerra sono intervenuti sempre per promuovere la pace fra popoli in conflitto. Questo per dire che i talebani in questa storia non hanno alcuna colpa se soltanto quella di aver nascosto e ospitato a suo tempo Osama Bin Laden allo scopo di essere remunerati da Al Qaeda per il solo fine di acquistare armi. Quindi è da stupidi parlare di talebani definendoli terroristi, ragionando secondo il concetto di altri paesi, soltanto perché si è europei, non avendo la capacità di dare l'impronta intellettuale di sé stessi, ovvero di italiani che si è.
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