Ucraina, la guerra entra in una nuova fase: Giorgia Meloni rilancia il sostegno a Kiev, Mosca chiude alla tregua
I leader Ue al vertice E5 a Berlino si sono riuniti alla Cancelleria tedesca per riaffermare la totale unità transatlantica ed europea. Secondo la premier Italiana la possibilità di arrivare a futuri negoziati dipende dalla capacità dell'Ucraina di continuare a difendere l'integrità territoriale e di mantenere una credibile capacità di deterrenza nei confronti della Russia. Una posizione che conferma il pieno allineamento di Roma con la strategia occidentale di sostegno a Kiev
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| I leader di Germania (Merz), Italia (Meloni), Francia (Macron), Polonia (Tusk) e Regno Unito (Starmer) |
BERLINO - La pace resta lontana e il conflitto in Ucraina sembra destinato a entrare in una fase ancora più dura. Mentre il fronte diplomatico continua a essere paralizzato da posizioni inconciliabili, sul terreno si moltiplicano i segnali di un'escalation strategica che potrebbe ridefinire gli assetti della della guerra. In questo scenario, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito con fermezza la linea dell'Italia: senza il sostegno militare e politico dell'Occidente a Kiev non esiste alcuna prospettiva di una pace giusta e duratura. Al contrario, un indebolimento dell'assistenza internazionale rischierebbe di tradursi in una resa forzata dell'Ucraina, con conseguenze profonde per la sicurezza europea e per gli equilibri geopolitici globali.
Secondo la premier, la possibilità di arrivare a futuri negoziati dipende dalla capacità dell'Ucraina di continuare a difendere l'integrità territoriale e di mantenere una credibile capacità di deterrenza nei confronti della Russia. Una posizione che conferma il pieno allineamento di Roma con la strategia occidentale di sostegno a Kiev. Sul piano militare, intanto, arrivano segnali che testimoniano una crescente pressione esercitata dalle forze ucraine sulle infrastrutture strategiche russe. I servizi segreti militari di Kiev (GUR) sostengono di aver ottenuto un significativo vantaggio operativo nello spazio aereo della Crimea, risultato di una lunga campagna di attacchi mirati condotti con droni e missili a lungo raggio contro basi, depositi logistici e strutture militari russe. L'obiettivo dell'offensiva non è soltanto militare. Da mesi l'Ucraina punta infatti a colpire il cuore dell'apparato logistico ed energetico della Federazione Russa. I continui raid contro raffinerie, depositi di carburante e snodi ferroviari stanno mettendo sotto pressione la macchina bellica del Cremlino e costringendo Mosca a concentrare risorse sempre maggiori sulla difesa del proprio territorio. Secondo diverse ricostruzioni, le difficoltà nell'approvvigionamento energetico avrebbero portato a restrizioni nelle forniture di carburante in numerose regioni russe, mentre la priorità assoluta viene riservata alle esigenze delle forze armate impegnate al fronte.
Nonostante le crescenti difficoltà operative, il Cremlino non mostra alcuna intenzione di modificare la propria posizione politica. A raffreddare ulteriormente le speranze di una soluzione negoziata è stato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, che ha escluso categoricamente l'ipotesi di una tregua fondata sull'attuale linea del fronte. Mosca continua a considerare inaccettabile qualsiasi congelamento del conflitto e ribadisce che gli obiettivi strategici fissati all'inizio dell'operazione militare restano invariati. La conseguenza è uno scenario sempre più complesso: da una parte l'Ucraina intensifica la propria offensiva tecnologica e logistica contro la Russia; dall'altra il Cremlino mantiene una linea di assoluta fermezza sul piano diplomatico. Tra droni, missili, guerra economica e scontro geopolitico, il conflitto appare oggi lontano da qualsiasi soluzione immediata. La sensazione è che la guerra stia entrando in una nuova fase, nella quale non sarà soltanto il controllo del territorio a determinare gli sviluppi futuri, ma anche la capacità dei due contendenti di resistere all'usura economica, politica e strategica di un confronto che continua a ridisegnare gli equilibri internazionali.
