C’era una volta la borsa frigo, il bagnino di fiducia e la certezza che il mare fosse un diritto di tutti. Oggi, varcare l'ingresso di uno stabilimento balneare richiede quasi un controllo al portafoglio degno di un ristorante stellato. Tra rincari a doppia cifra e concessioni statali al centro del dibattito politico, analizziamo il fenomeno del salasso estivo. Perché quando il relax costa quanto mezza giornata di lavoro, c'è davvero poco da festeggiare
"Bella estate!" Un’espressione che un tempo profumava di crema solare, canzoni sotto l'ombrellone e spensieratezza. Oggi, pronunciata davanti al cartello dei prezzi di un qualsiasi stabilimento balneare italiano, suona piuttosto come l'inizio di una barzelletta che non fa ridere. La domanda che rimbalza da Nord a Sud, sui social e sotto i bagnasciuga, è sempre la stessa: quanto costa davvero rilassarsi un giorno al mare con un ombrellone e due lettini? La risposta breve è: tanto, a tratti troppo. Al punto che tra i bagnanti circola una provocazione amara ma spontanea: “A proposito di ladroneria italiana… dobbiamo domandarlo alla Guardia di Finanza o serve direttamente la Polizia?” Andare in spiaggia non è più un'abitudine democratica, sta diventando un lusso per pochi. Le indagini sui consumi balneari delineano una mappa dei prezzi che fotografa un'Italia spaccata, dove il relax si paga a peso d'oro:Fascia Low-Cost (Abruzzo, Molise, Calabria): Resistono tariffe giornaliere comprese tra i 20€ e i 35€, specialmente nelle file posteriori.
Fascia Media (Liguria, Romagna, Lazio, Puglia): Per un posto in prima o seconda fila la richiesta viaggia stabilmente tra i 45€ e gli 80€ al giorno.
Fascia Luxury (Sardegna, Capri, Versilia): I prezzi perdono qualsiasi contatto con la realtà, superando i 150€ e toccando picchi di 500€ al giorno per un gazebo.
In pratica, otto ore di sole rischiano di costare quanto mezza giornata di lavoro di un cittadino medio. La battuta sulla Guardia di Finanza tocca in realtà un nervo scopertissimo del nostro Paese. Il problema non è l'illegalità dei prezzi in sé: la tariffa è esposta e il mercato è libero. Il vero paradosso italiano, quello che fa gridare alla "ladroneria", è sistemico.
Parliamo delle concessioni balneari. Lo Stato regala da decenni i beni demaniali (le nostre spiagge) a canoni d'affitto annuali ridicoli - spesso inferiori a quanto un singolo stabilimento incassa in un weekend di sole. Nel frattempo, i privati continuano ad alzare i prezzi al pubblico anno dopo anno. I controlli delle Fiamme Gialle sono sacrosanti per scovare gli scontrini fantasma del caffè o del noleggio lettini, ma la vera beffa è perfettamente legale ed è sotto gli occhi di tutti: la progressiva scomparsa delle spiagge libere, ridotte a fazzoletti di terra impraticabili o sporchi, che costringe le famiglie a pagare dazi salatissimi anche solo per vedere l'acqua. La conseguenza è evidente. Gli italiani stanno ricominciando a calcolare al centesimo il costo di una giornata al mare. Cresce il turismo "mordi e fuggi", si rispolvera la borsa frigo per evitare i menu rincarati dei chioschi e ci si stringe nelle poche spiagge libere rimaste. Dire "Bella estate" non dovrebbe essere un esercizio di sarcasmo. Il mare è un bene pubblico, il lettino un comfort. Ma quando il comfort diventa un privilegio per pochi, significa che le regole del gioco sono completamente da rifare. https://www.enzodimicco.com/

