Il comunicato stampa non è morto. Si è estinto quello privo di notizia

                        L'analisi   

C'è chi lo considera un attrezzo d'altri tempi e chi continua a trattarlo come il passepartout della comunicazione. Il comunicato stampa, in realtà, non è né morto né miracoloso: funziona quando c'è una notizia e smette di funzionare quando si pretende di trasformare una semplice autopromozione in informazione. E qui entra in gioco il mestiere dell'addetto stampa: capire cosa merita di essere raccontato, a chi raccontarlo e, soprattutto, quale strumento utilizzare

Nel mondo delle media relations, il comunicato stampa è un veterano. C'è chi lo considera uno strumento ormai superato e chi, al contrario, continua a considerarlo il re delle pubbliche relazioni. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo: il comunicato stampa continua ad avere un'enorme importanza, ma soltanto quando c'è una vera notizia da raccontare. Capire quando utilizzarlo, distinguerlo dagli altri strumenti di comunicazione - come la nota stampa e il comunicato post-evento - e, soprattutto, sapere a chi inviarlo sul territorio, è ciò che distingue un professionista da un improvvisato. Il comunicato stampa resta lo strumento ufficiale per eccellenza quando un'azienda, un'amministrazione, un'associazione o un'organizzazione deve comunicare un fatto che possiede una reale notiziabilità. La sua efficacia si basa principalmente su tre elementi.

Ufficialità.
È il documento formale attraverso il quale un'organizzazione comunica la propria posizione, una decisione, un'iniziativa o un risultato, riducendo il rischio di interpretazioni e fraintendimenti.

Chiarezza dell'informazione.
Un buon comunicato segue una struttura giornalistica e mette subito in evidenza le informazioni essenziali:
Who, What, When, Where, Why, cioè chi, cosa, quando, dove e perché.

Possibilità di amplificazione.
Quando la notizia è realmente interessante e il comunicato viene indirizzato alle redazioni giuste, può essere ripreso, rilanciato e sviluppato dai media.

Ma attenzione: il comunicato stampa diventa inutile - e può persino diventare controproducente - quando viene utilizzato per trasformare in "notizia" qualcosa che interessa soltanto a chi lo ha prodotto. Cambiare il colore di un sito, inaugurare una nuova pagina Facebook o essere semplicemente orgogliosi del proprio lavoro non significa automaticamente avere una notizia da mandare alle redazioni. Inoltre c'è un errore piuttosto frequente nella comunicazione politica e istituzionale, soprattutto quando un amministratore o un esponente politico si muove sul territorio: puntare esclusivamente sulle grandi testate nazionali o regionali e trascurare quelle locali. È una forma di miopia comunicativa. Quando un politico arriva in una provincia, visita un comune, partecipa a un incontro con cittadini, associazioni,  imprese o all' inaugurazione di una realizzata, è certamente comprensibile cercare l'attenzione delle grandi testate. Ma questo non dovrebbe significare dimenticare il giornale locale.

Una testata del territorio conosce infatti le questioni della comunità, i protagonisti, i problemi e le sensibilità locali. Sa perché un cantiere fermo può essere una notizia, perché una determinata iniziativa interessa realmente i cittadini e perché una visita istituzionale può avere un significato particolare per quella comunità. E c'è un altro elemento da non sottovalutare: molte realtà locali, comprese alcune pubblicazioni gratuite o free-press, hanno una distribuzione molto capillare. Sono presenti nelle piazze, nei bar, nei negozi e nei luoghi frequentati quotidianamente dalle persone. Per una comunicazione territoriale, quindi, la rilevanza di una testata non si misura soltanto dalle sue dimensioni. Un grande quotidiano potrebbe dedicare all'evento locale poche righe. Una testata del posto potrebbe invece trasformarlo in una notizia seguita dalla comunità interessata. Non significa che il piccolo sia sempre meglio del grande. Significa semplicemente che ogni notizia ha il suo pubblico e ogni pubblico ha i suoi media di riferimento. Ma quando il comunicato  diventa una perdita di tempo? Per capire la differenza tra una notizia vera e una semplice operazione di autopromozione, facciamo un po' di sana autoironia. Prendiamo me stesso come esempio negativo, ovvero di 'cattivo' comunicato:

Oggetto: Grande successo e svolta epocale per il nuovo layout del blog di Enzo Di Micco!

Il giornalista, blogger e PR Enzo Di Micco, leader indiscusso e rivoluzionario nel settore della comunicazione digitale, è lieto e orgoglioso di annunciare al mondo il lancio della nuova veste grafica del suo blog. Con un design accattivante e sfumature di colore moderne e mai viste prima, la piattaforma rappresenta una svolta epocale per l'editoria. L'autore dichiara: "Siamo i migliori sul mercato, abbiamo cambiato un font e auguriamo a tutti buone vacanze con la nostra nuova interfaccia online". Perché non funziona? Perché non c'è una notizia. È autoreferenziale, pieno di aggettivi celebrativi e costruito intorno all'importanza che l'autore attribuisce a se stesso. Se io stesso ricevessi un comunicato del genere da un'azienda o da un politico, probabilmente lo butterei dritto nel cesso...pardon... nel cestino. Il problema non è il nuovo layout del blog. Il problema è pretendere che una modifica grafica privata diventi automaticamente una notizia giornalistica. E allora qual è il 'buon' comunicato? Semplice capirlo: quando finalmente c'è una notizia. E qui facciamo un esempio, ovviamente inventato e a scopo didattico:

Oggetto: Il network di comunicazione di Enzo Di Micco investe sul territorio: 28 nuovi posti di lavoro e un hub per le startup green a [Nome Città]

[Nome Città], [Data] – Ventotto nuovi posti di lavoro nel settore della comunicazione entro la fine dell'anno e l'apertura di un centro di consulenza gratuito destinato alle startup green del territorio. È il piano di sviluppo e responsabilità sociale presentato oggi dal giornalista e PR Enzo Di Micco, fondatore dell'omonimo network di comunicazione. Il progetto prevede un investimento complessivo di [cifra] euro e l'attivazione di nuovi servizi destinati alle imprese e ai giovani professionisti della comunicazione. "L'obiettivo è creare opportunità concrete sul territorio e mettere competenze e strumenti a disposizione di chi vuole costruire nuove attività", dichiara Enzo Di Micco. Perché questo comunicato funziona meglio? Perché contiene elementi verificabili e potenzialmente interessanti per una redazione: posti di lavoro, investimenti, un nuovo servizio, un impatto sul territorio e una dichiarazione. Non dice semplicemente "siamo bravi". Dice che cosa è successo e perché potrebbe interessare qualcuno. Ed è questa la differenza fondamentale. Comunicato stampa, nota stampa e post-evento: non sono la stessa cosa. Uno degli errori più comuni nella comunicazione è utilizzare questi strumenti come se fossero intercambiabili. Non lo sono.

1. Comunicato stampa

È lo strumento più strutturato. Serve generalmente per annunciare una notizia, un progetto, un'iniziativa, una decisione o un risultato. Deve essere chiaro, completo e facilmente utilizzabile dal giornalista. La lunghezza può variare in base alla notizia, ma un comunicato dovrebbe evitare di diventare un trattato: l'obiettivo è fornire alla redazione le informazioni necessarie senza costringerla a cercare il fatto principale dentro tre pagine di autopromozione.

2. Nota stampa

La nota stampa è generalmente più rapida e sintetica. Può essere utilizzata per una precisazione, una replica, un commento a caldo, una presa di posizione o un aggiornamento. Non sempre serve costruire l'architettura completa di un comunicato. A volte bastano poche righe, purché siano chiare e abbiano un motivo per essere diffuse. In altre parole, il comunicato racconta una notizia strutturata; la nota può intervenire rapidamente dentro una notizia o su un fatto appena accaduto.

3. Il comunicato post-evento

Il comunicato post-evento risponde invece a una domanda molto semplice: "Che cosa è successo?" È diverso dal comunicato di lancio, che serve prima dell'iniziativa per informare e, quando necessario, favorire la partecipazione.Il post-evento arriva dopo e dovrebbe contenere soprattutto fatti e risultati.

Quanti partecipanti? Quante risorse raccolte? Quali decisioni sono state prese? Quali risultati sono stati raggiunti? Quali sono stati i momenti più significativi? E, quando disponibili, anche le dichiarazioni più importanti dei protagonisti. A tutto questo è utile aggiungere il materiale multimediale: fotografie in alta risoluzione, eventuali video e altri contenuti che possano essere utilizzati dalle redazioni.

Conclusioni

La vera regola: non mandare tutto a tutti. Alla fine, il problema non è stabilire se il comunicato stampa sia "vecchio" o "nuovo". Il problema è come viene utilizzato. Un buon addetto stampa non dovrebbe limitarsi a scrivere bene. Dovrebbe prima di tutto capire se esiste una notizia e, subito dopo, individuare il pubblico e le redazioni realmente interessate. Non è importante mandare un comunicato a tutti. È importante mandarlo alle persone giuste, nel momento giusto e con qualcosa di concreto da raccontare. Il grande network nazionale può essere importante. La testata regionale può esserlo altrettanto. Ma quando la notizia riguarda una comunità, un comune, un quartiere o un territorio specifico, ignorare i media locali può significare rinunciare proprio al pubblico più vicino e potenzialmente più interessato. Il comunicato stampa, quindi, non è morto. È semplicemente diventato più esigente. E forse la regola più semplice resta anche la più difficile da rispettare: prima di chiedersi "a chi mando il comunicato?", bisognerebbe chiedersi "qual è la notizia?"