FORMAZIONE CONTINUA DEL GIORNALISTA

Seminario di studio e aggiornamento professionale dal tema "Sport e mofobia, linguaggio giornalistico e pregiudizi da affrontare"


NAPOLI- Si è discusso di azioni per il superamento delle discriminazioni basate sull’ orientamento sessuale e sull’ identità di genere,al seminario di studio e formazione continua dei giornalisti, tenutosi mercoledì 19 ottobre nell’ Aula magna del Centro Congressi Federico ll di via Partenope,36. Titolo del tema  "Sport e omofobia, linguaggio giornalistico e pregiudizi da affrontare". La manifestazione, voluta dalla ll Università  Federeco ll di Napoli, Uisp SinApsi, Unar e Queerningfootbal, ha riscosso grande interesse e partecipazione dei giornalisti italiani che hanno messo in risalto la propria sensibilità nel seguire una lezione dal significativo senso sociale e culturale, anche se suscitata dall’ esigenza di prestare attenzione alla terminologia che molto spesso utilizziamo noi giornalisti poco avveduti, poiché le dimensioni linguistiche, i concetti espressi tramite specifici linguaggi ed i discorsi, hanno un potente impatto sulla costruzione della realtà e, quindi, anche dello stigma della discriminazione.
 Ricorrere, infatti, a termini “politicamente corretti”, può avere molte ricadute positive sulle persone sia sul piano affettivo sia psicologico.E allora: Che significa essere lesbiche, gay, bisessuali e transgender nell’ambito sportivo? Qual è o come debba essere il linguaggio del giornalista quando redige un articolo o presenta alla radio o alla televisione un servizio in cui si parla di determinate argomentazioni? Gay, lesbica, è un aggettivo, ma più volte i giornalisti di una certa stampa, usano il termine quale sostantivo ovvero: “Lui è un gay”, “Lei è una lesbica”. Insomma tali termini sono usati in modo da comprendere l’orientamento di persone omosessuali, ma che sul piano linguistico non hanno nulla a che vedere con le persone transgender. Questo termine in Italia assume diversi significati, a secondo degli ambiti in cui è usato. Ma trae origine dall’ identificarsi all’ interno del movimento LGBT, nato negli Stati Uniti d’America, durante i primi anni '80 per indicare un movimento politico che contesta la logica eterosessista e genderista secondo la quale i sessi dell' essere umano sono solo due, che l'identità di genere di una persona debba necessariamente combaciare con il sesso biologico e che il tutto debba restare immodificabile dagli esseri umani. 
 Negli Stati Uniti d’America il termine "transgender", quindi, nasce come termine “ombrello” dentro cui si possono identificare tutte le persone che non si sentono racchiuse dentro lo "stereotipo di genere" normalmente identificato come " maschile" e "femminile". Al Forum non sono mancati il Magnifico rettore delle Università Federico ll  di Napoli, Gaetano Manfredi; il presidente dell' Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli; il presidente del Comitato Uisp Napoli, Antonio Mastroianni; il responsabile nazionale sport per Arcigay, Antonello Sannino. Relatori Manuella Clyssat, responsabile nazionale politiche di genere UISP; Giuseppe Manzo, Redazione Radio Sociale; Riccardo Cannavale, responsabile stampa UISP; Anna Lisa Amodeo, Centro Sin APSI – Università degli studi di Napoli Federico ll; Klaus Heusslein, Rete Europea Gay e Lesbiche nello sport; Claudio Cappotto, Centro SinAPSI – Università Federico ll. Ad aprire i lavori, il professor Paolo Valerio. Il seminario è terminato dopo  che si sono costituiti  gruppi di lavoro, fra gli stessi giornalisti, finalizzati alla costruzione del codice deontologico su omofobia,  giornalismo e sport, che hanno poi consegnato al rettore dell università le varie proposte da realizzare in futuro con l'Ordine dei giornalisti della Campania e quello Nazionale. 
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