La scrittura come spazio di libertà assoluta e specchio di un'identità profonda. Attraverso il filtro della filosofia classica e dell'estetica del Novecento, la letteratura si fa custode dell'anima di un popolo. Di questa straordinaria potenza espressiva sono stati massimi interpreti Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo, due figure straordinarie che hanno saputo trasformare le voci, le tradizioni e le contraddizioni del Sud in un patrimonio culturale universale

Durante una celebre intervista televisiva. Il discorso si riferiva alla letteratura: quell'insieme di opere fondate sul valore della parola e affidate alla scrittura che caratterizzano un'epoca, una civiltà o un genere - come la letteratura latina, provenzale, italiana o contemporanea - e che diventano oggetto di indagine storico-critica. D'altro canto, secondo l'estetica di Benedetto Croce, l'autonomia dell'arte fonda l'autonomia dell'Estetica e del Bello. Di conseguenza, anche l'arte della scrittura - il libro - non è subordinata al piacere, all'utile, al vero o al bene. L'Estetica, per sua natura, non è utilitaristica, né concettuale, né moralistica. Di questa assoluta libertà ne hanno dato prova, fino alla loro scomparsa avvenuta a distanza di pochissimi giorni nell'estate del 2019, Andrea Camilleri e Luciano De Crescenzo. Scrittori e intellettuali dell'Italia meridionale, entrambi hanno mantenuto con fermezza la propria visione sui costumi, i valori e le tradizioni di un popolo spesso contraddittorio, ma ricco di calore e umanità, fino a entrare di diritto nella storia della letteratura. La loro letteratura. Due autori dallo stile opposto, ma uniti da un tratto fondamentale: scrivevano esattamente ciò che pensavano e, soprattutto, come parlavano. Erano due geni, ma anche "genuini prodotti" del Sud
La scrittura di Andrea Camilleri - che oggi ci rimane in eredità - possiede un sapore unico. Talvolta può sembrare spigolosa a causa di un dialetto stretto, per certi versi incomprensibile al lettore non siciliano. Si tratta però della precisa scelta espressiva di un uomo caparbio, il cui obiettivo era trascinare il pubblico nella realtà di una Sicilia ora mitica, ora densa di contraddizioni, capace di "rompere i cabbasisi". Una formula vincente di cui, negli ultimi anni, il commissario Montalbano è stato il massimo testimone. Camilleri amava ripetere: "Le parole che dicono la verità hanno una vibrazione diversa da tutte le altre". Nel 1954 lo scrittore siciliano partecipò a un concorso in Rai come funzionario; ottenne un ottimo punteggio, ma non fu assunto in quanto comunista. Entrò nell'azienda radiotelevisiva di Stato tre anni dopo, rimanendo per tutta la vita un comunista verace. Tant'è che oggi riposa, per sua espressa volontà, nel Cimitero Acattolico di Roma. Nato nel 1716 con il benestare di Papa Clemente XI per consentire la sepoltura degli stranieri non cattolici nella capitale, il luogo è storicamente noto come il "Cimitero degli artisti e dei poeti" e ospita illustri esponenti della cultura, tra cui Antonio Gramsci.
Luciano De Crescenzo è stato invece una figura insostituibile per la divulgazione della filosofia, della letteratura e della mitologia classica. Un saggista brillante, capace di spiegare con garbo ed eleganza argomenti complessi, interpretando l'essenza profonda del popolo napoletano. Laureato in ingegneria, dopo vent'anni di carriera all'IBM di Milano come addetto alle Pubbliche Relazioni e poi come dirigente, decise di lasciare il posto fisso per dedicarsi interamente alla scrittura. Esordì con "Così parlò Bellavista", un caso letterario straordinario che arrivò persino in Giappone: una vera e propria dichiarazione d'amore per Napoli da cui fu tratto l'omonimo film. I lavori dello scrittore partenopeo hanno dimostrato la rara capacità di avvicinare anche il lettore più inesperto ai grandi dilemmi della filosofia antica. Egli ironizzava spesso: "Nel Fedro di Platone, Socrate diceva che la scrittura era una minaccia per la cultura perché a un libro non si possono fare domande. A Socrate mancava Internet". Nel 1995 Forza Italia gli propose di candidarsi tra le proprie file, ma rifiutò. A un giornalista che gli domandò se si considerasse di centrodestra o di centrosinistra, rispose fulmineo: "Sono del centro storico". Negli ultimi anni si schierò più volte a favore dei Radicali di Emma Bonino, definendosi un "ateo cristiano". Con la loro scomparsa, l'Italia intera ha perso due pilastri di una letteratura autentica, e l'ex Regno delle Due Sicilie avverte oggi un vuoto incolmabile nel panorama culturale meridionale.


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